Milano si racconta, alla vigilia dell'Esposizione Internazionale

Cabassi: dalle sabbie del ticino all'expo2015

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 25 luglio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Personaggi

C'è chi li definisce immobiliaristi d'altri tempi, perché meno legati alla componente finanziaria del business.

Figli della lungimiranza di un progetto che parte addirittura dai primi del '900, quando la nonna paterna acquistò quei terreni che oggi sono diventati una parte cruciale del progetto Expo 2015.

Sono la famiglia Cabassi,  un misto di affari e mecenatismo che spesso ha intrigato sia destra che sinistra.

Ma le sirene della politica non hanno mai attratto la famiglia, vicina, piuttosto, alla galassia del cattolicesimo ambrosiano, con il padre Pino, scomparso nel '92, e gli otto figli, cinque maschi che portano il nome degli Evangelisti e del primo degli Apostoli e tre femmine, tutte che incorporano il nome Maria nel proprio, fedeli come lui.

In primis Marco Cabassi (49 anni), che ha avuto anche una lunga esperienza in seminario.

È stato proprio lui, assieme al fratello Matteo (44 anni), a trasformare il gruppo Cabassi in quello che è oggi, ossia una finanziaria, Raggio di Luna, con soci Marco, Matteo e le sorelle Maria Chiara e Maria Gabriella che controlla le due aziende quotate, la holding Bastogi e lo sviluppatore Brioschi.

Marco e Matteo, hanno sempre giurato «che mai diventeranno palazzinari». E forse anche per questo negli anni del boom immobiliare, mentre i concorrenti andavano a nozze con i debiti e con gli investimenti a leva, hanno tenuto il freno a mano tirato.

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Franca Valeri: una laurea ad honoris per un illustre passato teatrale

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 20 giugno 2011 • Commenti 0 • Categoria: Personaggi

Parodia femminile dei salotti borghesi e delle manie delle donne moderne.
È il timbro di tutta la produzione artistica di Franca Valeri alla quale la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Milano assegnerà la Laurea honoris presso la Sala Napoleonica.

91 anni a luglio, l'attrice rappresenta il modello indiscusso di tutta la comicità italiana al femminile fin dal suo debutto, in radio, con la nevrotica signorina Cesira.

Franca Valeri inizia recitando delle caricature, già prima della guerra, durante l'adolescenza, in compagnia di alcune amiche con le quali inscena una sorta di teatrino ad uso e consumo di amici e parenti.

Nasce in questo ambito il personaggio della "signorina snob", così battezzato poi dalla radio, la "Cesira la manicure", personaggio che stigmatizzava con sagacia e ironia i comportamenti ipocriti della borghesia milanese, e la Signora Cecioni, una romana popolana, sempre al telefono con mammà.

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1994: l'anno di Silvio Berlusconi

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 6 giugno 2011 • Commenti 0 • Categoria: La Storia

E' storia recente, ma il tempo ha eroso la memoria e soprattutto la cronologia.
E' comunque innegabile che Silvio Berlusconi ha tracciato ad oggi, 15 anni di avvenimenti dei quali tutti nel bene o nel male ne hanno parlato.

Interessante ci è parso questo riassunto tratto da "La storia siamo noi" ove per per sommi capi, ne traccia il percorso e la sua ascesa, dall'edilizia alla comunicazione, dalle emittenti alla politica.

Il 26 gennaio del 1994 Berlusconi invia alla Reuters, alla Rai e alla Fininvest una videocassetta contenente un messaggio di 9 minuti e 24 secondi, in cui annuncia la sua “scesa in campo”:

“L’Italia è il paese che amo… Mai come in questo momento l’Italia ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, capaci di darle una mano, di fare funzionare lo Stato… Affinché il sistema funzioni è indispensabile che al cartello delle sinistre si opponga un polo delle libertà che sia capace di attrarre a sé il meglio di un Paese pulito, ragionevole, moderno…vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.”
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Raoul Gardini e quegli strani spari di piazza Belgioioso

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 26 aprile 2011 • Commenti 0 • Categoria: La Storia

Lo trovarono morto nella sua casa di Milano, il settecentesco palazzo Belgioioso, il 23 luglio 1993: dalle conversazioni con i suoi legali delle ultime ore, era apparso molto scosso dalla notizia del suicidio nel carcere di San Vittore di Gabriele Cagliari (suo rivale nella vicenda Enimont), ma anche dalla consapevolezza che gli inquirenti puntavano oramai su di lui.

Durante tutta la giornata successiva si assieparono dinanzi a palazzo Belgioioso i milanesi sconcertati; la tensione si stemperò solo al passaggio dei magistrati Di Pietro e Greco, accolti in piazza da un applauso. Al ritorno a casa da Mediobanca, fu visto passare anche Enrico Cuccia.

Quando negli ultimi giorni del giugno 1992 Leonardo Messina accettò di collaborare con il pm Paolo Borsellino, primo mafioso a pentirsi dopo la strage di Capaci, Raul Gardini era ancora il timoniere del Moro di Venezia: l'imprenditore di successo che aveva tenuto gli italiani incollati davanti al televisore per le dirette notturne della Coppa America, trasmesse dalla 'sua' tv.

Ma in quell'interrogatorio Messina, piccolo boss dalle rivelazioni sconvolgenti sulla rete planetaria di Cosa nostra, disse senza mezzi termini: "Totò Riina i suoi soldi li tiene nella calcestruzzi".
All'inizio venne verbalizzato con la 'c' minuscola, come se si trattasse di una qualunque fabbrica di cemento, ma l'uomo d'onore precisò subito: "Intendo dire la Calcestruzzi spa".



Ossia il colosso delle opere pubbliche, leader italiano del settore posseduto dall'ancora più potente famiglia Ferruzzi ma, secondo quel mafioso della provincia nissena, controllato in realtà dal padrino più feroce.

Borsellino rimase colpito da quelle parole: all'indomani dell'uccisione di Giovanni Falcone aveva riaperto il dossier del Ros sul monopolio degli appalti. Una radiografia dell'intreccio tra cave e cantieri che costituisce il polmone di Cosa nostra: permette di costruire relazioni con i politici e con la borghesia dei professionisti, di creare posti di lavoro e marcare il dominio del territorio.

E guadagnare somme sempre più grandi. "Ma se ci sono tante persone che possono riciciclare qualche miliardo di lire", dichiarò Borsellino all'indomani dell'interrogatorio di Messina, "quando bisogna investire centinaia di miliardi ci sono pochi disposti a farlo.

Imprenditori importanti, di cui i mafiosi non si fidano ma non possono nemmeno fare a meno.
È uno dei fronti su cui stiamo lavorando".
Il magistrato siciliano non ebbe il tempo di andare avanti: 19 giorni dopo fu spazzato via dall'autobomba di via d'Amelio.

Un anno più tardi, anche Gardini uscì di scena.
Due morti che, secondo la Procura di Caltanissetta, sono direttamente collegate.

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Bruno Brancher: il cantore della ligiera

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 13 dicembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Personaggi

Ladro, carcerato poi scrittore di inaspettato talento.

Bruno Brancher è stato il cantore della "ligera", la mala milanese che fino ai primi anni Sessanta sopravviveva di furti e truffe.
Una criminalità milanesissima, quasi romantica, spazzata via dall'arrivo del crimine organizzato.

La vita di Bruno Brancher, ladro e scrittore, galeotto, minatore e mille altre cose è fatta di episodi picareschi e sentimento.
Nato il 5 dicembre del 1931 nel quartiere Ticinese da una famiglia povera (madre di estrazione contadina e padre ignoto), scopre giovanissimo l’arte di arrangiarsi.

In quei tempi, del resto, lungo il Naviglio ai ragazzini si insegna che ai poliziotti è meglio non parlare.
Brancher entra ed esce dai riformatori, poi passa alle patrie galere.
Quando ci riesce, evade.

In una delle sue rocambolesche fughe mette a segno un colpo d’autore.
Il primo furto è un successo mediatico: “Rubata la bici di Fausto Coppi”, titolano in prima pagina i quotidiani.
Ma è un caso.

Lui quella bici l’aveva trovata appoggiata a un muro del Vigorelli, dove il Campionissimo si stava allenando.
Al Beccaria si fa la fama di riottoso fomentatore di rivolte e assaggia le violenze degli agenti di custodia.

Nel primo dopoguerra tenta il reinserimento sociale e lavora come manovale.
Ma non è la strada giusta.

Brancher vuole i soldi che non ha mai avuto.
Così diventa un eroe della mala milanese, la “ligera” come si chiamava allora.

Esordisce come spiombatore: asporta i piombi dai vagoni merci e ruba tutto quello su cui riesce a mettere le mani.
Poi passa a svuotare i cassoni dei camion dei corrieri. Di nuovo tenta di rimettersi in carreggiata. Emigra in Belgio, a Charleroi, dove fa il minatore.

È un lavoro duro, che esalta Bruno. “Per scampare alla miniera – scriverà -devi essere uno tosto, di forgia, fai in qualche modo parte di un’elite”.
È già presente in lui la voglia rabbiosa di distinguersi dalla massa che lo accompagnerà sempre.

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Omaggio a Sandra Mondaini: attrice e conduttrice

Scritto da Carlo Cazzaniga • Mercoledì, 22 settembre 2010 • Commenti 0 • Categoria: Personaggi

Fu prevalentemente attrice comica, la sua carriera artistica è stata strettamente legata a quella di suo marito, Raimondo Vianello, col quale ha formato una delle coppie più celebri ed amate della televisione italiana.

Figlia di Giacinto "Giaci" Mondaini, pittore e umorista della rivista satirica Il Bertoldo, all'età di sei mesi diventa già famosissima grazie al padre che la lancia come piccola modella per una campagna contro la tubercolosi.

Tale successo la porta all'età di due anni ad essere nuovamente protagonista della campagna antitubercolare comparendo su francobolli e manifesti murali.

Verso la metà degli anni quaranta, dovendo aiutare la famiglia in difficoltà economiche, Sandra comincia a lavorare come modella per il settimanale femminile Mani di fata, poi per il noto fotografo Luxardo e per Borsalino, la famosa casa di cappelli.

Questo è ciò che meno si conosce e che viene ricordato in questi giorni, a seguito della sua scomparsa.

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Gabriele Oriali: mediani anche fuori del campo

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 20 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Personaggi
Avevo un ruolo ben preciso nella società, che espletavo nel migliore dei modi, ma di fatto sono stato sollevato da questo incarico, sostituto,.... diciamo "fatto fuori"».

È un Gabriele Oriali deluso e amareggiato quello intervistato da Sky Sport 24 al termine di un incontro con il presidente dell'Inter Massimo Moratti.

Ce ne dispiace.
Ancora di più per essere stato allontanato dopo i recenti successi della società.

Forse sarà inesorabile, ma questo aspetto non ci piace.
Ha un sapore aziendalista, colmo di irriconoscenza. Gabriele Oriali ha un destino da mediano, e da mediano è stato trattato.

E' capitato a tutti di essere trattati da mediocri, solo per non aver sottolineato a tempo debito, cosa si è fatto e quanto.
Si fa il "lavoro sporco" anche per gli altri, ma nessuno lo sa riconoscere.

Mediano, esordì giovanissimo nell'Inter nella stagione dello scudetto 1970-71 e finì nella Fiorentina nel 1987 dopo 384 gare in massima serie e 28 in nazionale.

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Enrico Mattei 3: l'uomo, il progetto, l'inchiesta

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 6 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Personaggi

..............La grande avventura di Mattei, risiede tutta negli accordi petroliferi con i paesi ex coloniali, quei paesi ricchi di risorse che vogliono affrancarsi dal dominio del cartello del petrolio.

Egli è convinto, come dichiara ad un convegno, che: “la politica del monopolio americano è finita.
Le nuove realtà politiche dei paesi produttori di petrolio rendono possibile un nuovo sistema, basato su accordi diretti tra paesi produttori e paesi consumatori di petrolio.”

Il primo accordo importante Mattei lo firma con lo Scià in Iran, poi ne vengono molti altri, in Marocco, Libia, Sudan, Tunisia, Nigeria, Ghana, Egitto; a tutti egli offre condizioni senza precedenti.

Mattei si occupa inoltre della formazione dei tecnici giunti a San Donato Milanese per imparare a gestire gli impianti che l’Eni sta costruendo in quei paesi.
Per le grandi compagnie ormai Mattei è un problema serio, parlano di un uomo che va in giro per il mondo come un guerrigliero.

E lo scontro assume effettivamente i caratteri di una guerra.
Riferendosi ad uno dei suoi viaggi, in Tunisia, Mattei racconta di aver visto “una lotta terribile, senza esclusione di colpi”, di aver visto “insieme società americane inglesi francesi olandesi, tutti uniti contro di noi.
Di aver perso, in qualche occasione, ma poi di aver vinto, perché l’Italia offriva ai paesi una collaborazione vera, vantaggiosa per entrambi, ponendo condizioni molto più umane, e non arrivava nei paesi come un colonizzatore”.

Giorgio La Pira, allora sindaco di Firenze, racconta in un’intervista come in quegli anni (dopo la conferenza di Bandung del 1955) “il fatto storico fondamentale fosse l’emergenza dei popoli del terzo mondo e come tale emergenza significasse proprio dare a quei paesi la possibilità politica ed economica perché divenissero delle forze storiche nuove.

Mattei capì questa cosa semplice, elementare, quindi capì che se un’economia si sviluppa in quel senso quello è il senso della storia e lui fu uno che più degli altri ebbe il senso della storia presente”.


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