Milano si racconta, alla vigilia dell'Esposizione Internazionale

1969: l'autunno caldo

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 26 luglio 2011 • Commenti 0 • Categoria: La Storia

A parlare per primo di "Autunno caldo" fu il leader socialista Francesco De Martino, intervenendo in aula ai primi di settembre del 1969.
Fiat e Pirelli avevano appena fatto scattare la sospensione di migliaia di operai dei loro stabilimenti per contrastare l'ondata di scioperi per il rinnovo dei contratti di chimici e metalmeccanici.

Erano le prime fasi di una mobilitazione che avrebbe coinvolto cinque milioni di lavoratori che rivendicavano più soldi, più dignità e più diritti e che trovavano per la prima volta al loro fianco studenti, impiegati, e ampi settori dei ceti borghesi e intellettuali.

Gli immigrati, le proteste, gli studenti, gli scontri del lirico ed altro, in un'interessante raccolta di avvenimenti che costituirono quel momento, Repubblica ne ripropone la stagione attraverso un sito che parla di assemblee, scioperi, nuovi diritti e bombe.Un approfondimento per chi allora non c'era e per chi desidera ricordare.


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Parco Lambro 1976: quando anche Milano ebbe la sua Woodstock...... ma all'italiana....

Scritto da Carlo Cazzaniga • Venerdì, 15 luglio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Curiosità


Nel 1975 (a partire dal 29 maggio) e nel 1976 (26-30 giugno) si svolsero al Parco Lambro le ultime due edizioni del Festival del Proletariato Giovanile, organizzato dalla rivista Re Nudo: era la più importante manifestazione musicale e controculturale italiana dell'epoca.

Ispirato a quel grande fenomeno spontano americano che fu, anche qui si volle ricreare la stessa atmosfera.
Le contraddizioni di una società non ancora preparata, la confusione creata dalle divisioni interne degli stessi partecipanti, ne limitarono la riuscita.
La stampa cittadina seguì con un interesse abbastanza tiepido le giornate del Festival, neppure si sottolinearono molto gli incidenti.


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1994: l'anno di Silvio Berlusconi

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 6 giugno 2011 • Commenti 0 • Categoria: La Storia

E' storia recente, ma il tempo ha eroso la memoria e soprattutto la cronologia.
E' comunque innegabile che Silvio Berlusconi ha tracciato ad oggi, 15 anni di avvenimenti dei quali tutti nel bene o nel male ne hanno parlato.

Interessante ci è parso questo riassunto tratto da "La storia siamo noi" ove per per sommi capi, ne traccia il percorso e la sua ascesa, dall'edilizia alla comunicazione, dalle emittenti alla politica.

Il 26 gennaio del 1994 Berlusconi invia alla Reuters, alla Rai e alla Fininvest una videocassetta contenente un messaggio di 9 minuti e 24 secondi, in cui annuncia la sua “scesa in campo”:

“L’Italia è il paese che amo… Mai come in questo momento l’Italia ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, capaci di darle una mano, di fare funzionare lo Stato… Affinché il sistema funzioni è indispensabile che al cartello delle sinistre si opponga un polo delle libertà che sia capace di attrarre a sé il meglio di un Paese pulito, ragionevole, moderno…vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.”
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Quella bomba che scoppio in presenza del Re: aprile 1928

Scritto da Carlo Cazzaniga • Sabato, 4 giugno 2011 • Commenti 1 • Categoria: Curiosità

Inaugurazione della IX Fiera di Milano, «rito annuale dell’industria e del lavoro», alla presenza del re Vittorio Emanuele III.
Un’edizione speciale, per festeggiare il decennale della vittoria della Grande guerra.

Alle 9.45 il re giunge in treno alla Stazione centrale dove lo attendono il podestà Ernesto Belloni e altre autorità.
Nello stesso istante in cui il corteo reale lascia la stazione, nei pressi dell’ingresso principale della Fiera, in piazzale Giulio Cesare, scoppia un ordigno a orologeria celato nel basamento in ghisa di un lampione.



La collocazione della bomba segnala l’intenzione di procurare il maggior numero di vittime possibile. «Il basamento di ghisa, di una circonferenza di un metro e mezzo, alto altrettanto, ha centuplicato la violenza dell’esplosione.
Ogni scheggia divenne un proiettile».

I morti sono sedici, decine i feriti, alcuni gravissimi.

Riportava così la copia del Corriere della Sera del 12 aprile 1928.

Un turbinare di notizie costiparono il quotidiano di conferme e reazioni. Milano non ha mai amato molto la monarchia ed anche in questa occasione lo sottolineò.

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5 marzo 1876: quel giorno nacque il Corriere della Sera

Scritto da Carlo Cazzaniga • Domenica, 15 maggio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Curiosità

È la prima domenica di Quaresima. A Milano piove minutamente dal mattino.
Alle nove di sera gli strilloni distribuiscono un nuovo quotidiano. Si chiama Corriere della Sera, è diretto da Eugenio Torelli Viollier, «un napoletano di 34 anni, compassato, freddo, dalla parola misurata: pare più un inglese che un meridionale».

Quattro pagine (l’ultima tutta dedicata alla pubblicità) stampate in tremila copie con data 5-6 marzo.

Cinque centesimi il prezzo in città, 7 fuori.
I redattori sono tre, più un impiegato e un fattorino.

Lavorano al numero 77 della Galleria Vittorio Emanuele. Nell’editoriale di apertura, non firmato, pubblicato col titolo “Al pubblico”, il direttore e il giornale si presentano così:

siamo conservatori e moderati, apparteniamo al partito che fu di Cavour e che ha avuto finora le preferenze degli elettori e per conseguenza il potere. Il che non vuol dire che battiamo le mani a tutto ciò che fa il Governo. Se c’è cosa che abbiamo in odio, è il giornale a tesi.
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Quando il cibo incontrò il design

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 9 maggio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Curiosità

Era il 1960 quando a Milano, in Corso Europa, apre i battenti Splügen Bräu: la birreria-ristorante progettata da Achille e Pier Giacomo Castiglioni.

Una sintesi di eleganza che mescola dettagli moderni con reminiscenze antiche, che si fa interprete di un nuovo gusto e della rinuncia a una percezione impersonale del modernismo, con i suoi colori caldi, gli spazi aperti e il ritorno alle linee dell'Art Nouveau.

Splügen Bräu è destinata a fare scuola e a essere considerata il primo esempio italiano di ristorante di design.

L’intero progetto degli spazi interni e dell’arredo - tavoli, sedie ma anche spillatori, vassoi, bicchieri e apribottiglie - è stato studiato e ideato in ogni dettaglio dai fratelli Castiglioni.
Oggetti pensati in origine per la birreria di Corso Europa ma che sono poi diventati pezzi storici del design, ancora oggi prodotti e richiesti dagli appassionati.

La birreria ristorante sorgeva al piano terreno di una costruzione progettata da Luigi Caccia Dominioni fino al 1981, anno in cui è stata distrutta.
L’ambiente principale, che si apriva direttamente su Corso Europa, era occupato dalla sala del ristorante a gradinate che comunicava con il locale tavola calda e bar.


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Milano su LIFE: correva l'anno1947

Scritto da Carlo Cazzaniga • Mercoledì, 4 maggio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Curiosità

Il sottotitolo di un articolo apparso su LIFE nel '47, citava così:

Ecco ome la più grande città del Nord Italia prospera.Milano è conosciuta in tutto il mondo come un centro di industria e cultura.
La sua speciale miscela di cosmopolitismo, che attinge alla tradizione con un occhio al futuro, si riflette in tutto il suo dinamismo.

Arte, architettura, lavoro e divertimento.
Fortemente influenzato nel corso dei secoli dai suoi confini è oggi oggetto di un grande flusso migratorio. Milano è anche sede di un miscuglio di culture.
Questo non significa che la dolce vita non arrivi anche qui.


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Raoul Gardini e quegli strani spari di piazza Belgioioso

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 26 aprile 2011 • Commenti 0 • Categoria: La Storia

Lo trovarono morto nella sua casa di Milano, il settecentesco palazzo Belgioioso, il 23 luglio 1993: dalle conversazioni con i suoi legali delle ultime ore, era apparso molto scosso dalla notizia del suicidio nel carcere di San Vittore di Gabriele Cagliari (suo rivale nella vicenda Enimont), ma anche dalla consapevolezza che gli inquirenti puntavano oramai su di lui.

Durante tutta la giornata successiva si assieparono dinanzi a palazzo Belgioioso i milanesi sconcertati; la tensione si stemperò solo al passaggio dei magistrati Di Pietro e Greco, accolti in piazza da un applauso. Al ritorno a casa da Mediobanca, fu visto passare anche Enrico Cuccia.

Quando negli ultimi giorni del giugno 1992 Leonardo Messina accettò di collaborare con il pm Paolo Borsellino, primo mafioso a pentirsi dopo la strage di Capaci, Raul Gardini era ancora il timoniere del Moro di Venezia: l'imprenditore di successo che aveva tenuto gli italiani incollati davanti al televisore per le dirette notturne della Coppa America, trasmesse dalla 'sua' tv.

Ma in quell'interrogatorio Messina, piccolo boss dalle rivelazioni sconvolgenti sulla rete planetaria di Cosa nostra, disse senza mezzi termini: "Totò Riina i suoi soldi li tiene nella calcestruzzi".
All'inizio venne verbalizzato con la 'c' minuscola, come se si trattasse di una qualunque fabbrica di cemento, ma l'uomo d'onore precisò subito: "Intendo dire la Calcestruzzi spa".



Ossia il colosso delle opere pubbliche, leader italiano del settore posseduto dall'ancora più potente famiglia Ferruzzi ma, secondo quel mafioso della provincia nissena, controllato in realtà dal padrino più feroce.

Borsellino rimase colpito da quelle parole: all'indomani dell'uccisione di Giovanni Falcone aveva riaperto il dossier del Ros sul monopolio degli appalti. Una radiografia dell'intreccio tra cave e cantieri che costituisce il polmone di Cosa nostra: permette di costruire relazioni con i politici e con la borghesia dei professionisti, di creare posti di lavoro e marcare il dominio del territorio.

E guadagnare somme sempre più grandi. "Ma se ci sono tante persone che possono riciciclare qualche miliardo di lire", dichiarò Borsellino all'indomani dell'interrogatorio di Messina, "quando bisogna investire centinaia di miliardi ci sono pochi disposti a farlo.

Imprenditori importanti, di cui i mafiosi non si fidano ma non possono nemmeno fare a meno.
È uno dei fronti su cui stiamo lavorando".
Il magistrato siciliano non ebbe il tempo di andare avanti: 19 giorni dopo fu spazzato via dall'autobomba di via d'Amelio.

Un anno più tardi, anche Gardini uscì di scena.
Due morti che, secondo la Procura di Caltanissetta, sono direttamente collegate.

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