Milano si racconta, alla vigilia dell'Esposizione Internazionale

Vigili urbani: affettuosamente ghisa

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 30 novembre 2009 • Commenti 94 • Categoria: Curiosità

Fu per via di quella strana tuba che usarono come copricapo, che gli si attribuì questo vezzeggiativo.
Negli anni, le divise sono cambiate,il loro atteggiamento anche, ma il nomignolo no.
Si associarono a questo anche altri appellativi, ma per una selezione silenziosa, il termine "ghisa" è giunto ai giorni nostri.

Perche' infatti si dice ghisa?
Almeno due le versioni. C'e' chi afferma derivi dal copricapo della prima divisa: un lungo cilindro grigio che ricordava i tubi di ghisa di certe stufe.
E chi, al contrario, assegna la paternita' dell' ispirazione all' elmetto adottato agli sgoccioli dell' Ottocento, tanto rigido da suggerire che fosse appunto di ghisa.
La questione e' apertissima, a voi la scelta.
Incontestabile invece e' la data in cui il sindaco Beretta indisse il concorso sottoscrivendo in pratica la nascita del Corpo, il 21 giugno 1860.
Dopo il periodo austriaco, spirava aria di libertà, ma la città si era trovata a frontaggiare problemi di ordine pubblico.
Si trattava quindi di riorganizzare la gestione dell'ordine attraverso la costituzione di un "corpo" specifico.
Benche' i disagi fossero evidenti, Beretta fatico' a imporre il progetto presentato dall' assessore Visconti Venosta.
Ogni scusa era buona per dare voce alle polemiche sollevando obiezioni di carattere economico, oppure sostenendo che la creazione di un esercito municipale avrebbe generato ulteriore confusione.

A seguito di tediose assemblee comunali, bandi di concorso, e iter di selezione, il 4 ottobre ha il via il primo pattugliamento di un corpo di "agenti organizzati" con la consegna di vegliare sull'esatta esecuzione di disposizioni municipali.

Le comprensibili trepidazioni di Beretta vengono rapidamente risarcite, perche' in effetti i milanesi . quelli onesti, consolidano una tacita solidarieta' con i sorveglianti, ai quali elargiscono rispetto in cambio di una equa comprensione.
Il rapporto si incrina sul finire del secolo.

Il sindaco Giuseppe Vigoni tradisce l' originaria, pacifica ispirazione del Corpo di vigilanza imponendogli una ferrea filosofia militaresca.
Persino l' uniforme va adeguata alla nuova impostazione.

Il vecchio cilindro cede il posto a un elmetto con un sottogola, la lunga giacca si accorcia, stretta in vita da un cinturone.
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A.T.M. miniature: i plastici Rivarossi

Scritto da Carlo Cazzaniga • Domenica, 22 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Curiosità

Vi presentiamo attraverso questo post, immagini di plastici realizzati da appassionati, che hanno come denominator comune i mezzi pubblici urbani della città.

Particolarmente apprezzabili ed attente, sono le ricostruzioni degli sfondi, con il relativo e fedele rispetto scenografico delle fogge e delle colorazioni dei palazzi. 
Le vetture, furono eseguite e commercializzate da Rivarossi, un marchio ormai delocalizzato e quasi scomparso, che voleva essere la risposta italiana assieme a Lima, delle aziende che facevano riferimento al mercato del modellismo ferroviario.

La fedeltà delle decalcomanie e di determinati particolari delle vetture, lascia un pò a desiderare rispetto all'originale, ma tutto questo forse, concorre a rendere ancor più delicate queste rappresentazioni.

Rivarossi, rispetto alle più blasonate Fleischmann e Märklin, non poteva reggere il confronto con la precisione e la tradizione dei due brand tedeschi, e spesso indirizzava la sua attenzione anche a linee secondarie, littorine, linee a cremagliera, e di tramway, per conferire maggiore interesse e completezza al suo catalogo.

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Il clero ti uccide con l'onda: C.T.

Scritto da Carlo Cazzaniga • Sabato, 21 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Curiosità


Agli inizi degli anni ottanta, il C.T., un ex-marmista di Laveno, si aggirava per lo più nei dintorni del Parco Sempione, tra l’Arena (dove originariamente alloggiava, sotto l’arco di una porta) e il Castello Sforzesco.

Girava con il suo carretto a tre ruote pieno di scritte sull’ “onda assassina”. Viveva insieme ai suoi tre cani: La Bella, L’Amore e L’Umanità, rigorosamente con l’articolo, come vuole la lingua di Milano.


E’ morto, nell’appartamento di via Pinamonte da Vimercate che il Comune gli aveva messo a disposizione, nella notte tra il 4 e il 5 novembre 1983, ufficialmente per arresto cardiaco.

Ma noi sappiamo che è stata l’onda a portarselo via.

In tanti lo conoscevano per questa frase, una frase che ripeteva all'infinito o con varianti che ruotavano intorno ad essa, con le diverse tecnoche a sua disposizione: dizione libera, microfono con autoparlante, megafono, pennello e vernice bianca sulla strada.

E' la strana scritta in vernice bianca che ricorreva insistentemente per le strade del centro storico milanese fino a qualche anno fa.
Una frase ripetuta con una precisione quasi maniacale, con la dedizione e la costanza di un bambino che ha appena imparato a fare una cosa e non riesce a smettere di farla per mostrare a tutti quanto è bravo.


Pochi caratteri in stampatello, lasciati sui muri dei palazzi o sull'asfalto con tratto pulito e sicuro, seguiti da una sigla di due lettere soltanto: C.T.
Quell'omino di Parco Sempione ce l'aveva anche con USA e URSS; ricordo l'inizio della sua litania:

"Ti uccidono con l'onda! con l'onda ti uccidono! I russi, gli americani, il Vaticano!"
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Le canzoni come mappe dei luoghi urbani

Scritto da Carlo Cazzaniga • Domenica, 15 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Costume


Passeggiare per Milano, ed accorgersi di quanti angoli siano stati motivo di ispirazione per le canzoni.

Un interessante percorso di Luca Toccaceli, ci fornisce la possibilità sapere quanti siano stati spunti per raccontare sensazioni, utilizzando come sfondo, gli aspetti di una città.


Grazie a questa revisione, ci risulta possibile un attraversamento del territorio urbano attraverso i riferimenti ai luoghi della città che le canzoni portano con sé.
Nei testi delle canzoni si individuano tappe di un percorso fatto di storie, di allusioni, di evocazioni.
Si illustrano personaggi, mondi, scorci di un paesaggio dove le 'parole in musica' costruiscono un discorso: uno dei possibili discorsi che rendono comunicabile anche una città all'apparenza incomunicante.

Dal recupero di ballate di tradizione popolare, alle canzoni pop, rock e hip-hop,
questo percorso presenta un ampio panorama sulla ‘produzione musicale per il territorio' che dagli anni sessanta giunge ai nostri giorni.
Protagonista: Milano.
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Dove si trova?: Guarda sulla mappa
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Proporre nuovi cartelli segnaletici

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 9 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: La Città


Non è una novità, che la rete proponga immagini ispiratrici, a volte tratte da vere e proprie realizzazioni oggettive, altre ricavate da piccoli rucchi in photoshop.

Di questa immagine non conosciamo l'origine, ma il suo messaggio non è a nostro avviso da sottovalutare.

Percorrere certi attraversamenti adiacenti ad impalcature al coperto, a sottopassaggi poco frequentati, od in generale in stretti anditi poco illuminati la notte, risulta a volte raccapricciante.

Una segnaletica di questo genere, accompagnata da un cartello fittizio con la scritta "area videosorvegliata" potrebbe fungere da deterrente per goliardie improvvisate di gruppo. 

Solidali con coloro che improvvisamente possano avere uno stimolo impellente, e consapevoli di esserci trovati almeno una volta in queste condizioni, affermiamo in tutta serenità, che non abbiamo mai faticato a trovare una pianta con annesso 3mq di terreno, nel raggio di 300mt, per un'emergenza di questa portata. 
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Rumori in città

Scritto da Carlo Cazzaniga • Giovedì, 5 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: La Città


A volte, ci sembra che prendano il sopravvento sulle nostre voci.

Peggio ancora quando il sopravvento lo rubano ai nostri pensieri.

Eppure, il rumore, è come la colonna sonora di una grande città, avvolge ed abbraccia al punto che, se ti dovessi trovare improvvisamente in un bosco isolato, proveresti paura.

Il desiderio di fuggire
, può cogliere impreparati, eppure lo stesso rumore si può trasformare in motivo di ilarità, quando questi diventa partecipazione, quando la voglia di gridare si muta in fenomeno di branco, quando la scusa per farsi sentire meglio dal proprio interlocutore, ci avvicina al punto di averne quasi un contatto fisico.

Lo sferragliare dei tram all'uscita di primo mattino dalle rimesse, il traffico delle ore di punta, tangenziali al collasso, gli eventi in città, le inaugurazioni, i concerti, eventi sportivi, tutto concorre a rendere frenetico il movimento dei suoi abitanti.

Dinamismo e desiderio di esserci, muove migliaia di persone.
Ma tutto si riassume in uno stato d'animo individuale, al punto da inniettarti energia quando ti senti stimolato dai tuoi sogni, e stritolarti quando ti senti oppresso dalla tua stessa fragilità.


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Le chiamavano scarpette rosse

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 3 novembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Curiosità


"Tutti avevano sempre giocato con le scarpe bianche. Ed ecco che questi dell'Olimpia si presentano con le scarpe dello stesso colore delle maglie. Tutta Italia non parlò d'altro, fu un colpo come se oggi Jabbar venisse a giocare con noi".

E' ricca la storia internazionale della Pallacanestro Olimpia, tanto ricca che ci vorrebbe tempo e spazio per poterla portare tutta alla luce.

Bisognerebbe risalire al 1966 quando a Bologna il Simmenthal conquistò la prima Coppa dei Campioni 'italiana' e a Bill Bradley, grandissimo campione poi riciclatosi altrettanto bene alla politica fino a guardare alla Casa Bianca; bisognerebbe ricordare la Coppa Korac conquistata nel 1985 in una strana finale Milano-Varese disputata in una palestrina di Bruxelles; bisognerebbe non archiviare dalla memoria un'altra Korac ('93) ottenuta contro Roma nel segno di Sasha Djordjevic, anche perchè è l'ultimo trofeo europeo di una bacheca che da troppo tempo non viene più rifornita.

Le scarpette rosse, arrivano a metà degli anni '50 dagli Stati Uniti.
Sono le Scarpette Rosse, le calzature che, più di ogni altro indumento ogni epoca, hanno scritto la storia dello sport italiano.
Della pallacanestro, in questo caso.
A volerle, non poteva essere che lui, Adolfo Bogoncelli, il padre fondatore dell'Olimpia che aveva già da qualche tempo rinnovato anche le ormai passate divise da gioco.

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Effetto crisi sulla famiglia in crisi

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 20 ottobre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Costume


Se già dopo una separazione, l'impoverimento individuale, ha costretto i più ad un tenore morigerato con un equilibrio precario, una palpabile crisi economica ha peggiorato ulteriormente la condizione, mandando in risonanza ulteriormente difficili rapporti già feriti e compromessi.

Il fenomeno, lo si evince dalle numerose richieste ai legali rappresentanti di coppie separate con figli, per la riduzione dell'assegno di mantenimento imposto dal tribunale.
Un numero crescente di perso­ne ha perso la parte mobile del­lo stipendio, i bonus , gli incenti­vi, i premi di produzione.
Di contro, le spese fisse, non hanno diminuito la loro incidenza.

Ne sono testimoni ai centri d’ascolto della Caritas, dove bussano non solo anziani con la pensio­ne minima ed extracomunitari, ma anche padri separati, quaranta-cinquantenni, che dormono in auto.

Basta una malattia o la perdita del la­voro a farli precipitare.

Così in Regione, dove sono già arrivate 63mila nuove do­mande al fondo sociale affitti (il bando scade il 15 ottobre), ben più della metà di famiglie milanesi. E l’assessore alla Ca­sa, Mario Scotti, avverte:
«Ci aspettiamo un’ondata di richie­ste anche dai cassintegrati, per i quali c’è un bando ad hoc che scade il 15 novembre».
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