Milano si racconta, alla vigilia dell'Esposizione Internazionale

Plasmon

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 4 gennaio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Fabbriche


E' il 1902 e a Milano, per iniziativa del Dott. Cesare Scotti, nasce in Italia la Plasmon, con il nome di Sindacato italiano del Plasmon.

Nel corso di quest'anno inzia l'importazione e la commercializzazione del Plasmon puro.
Questo ingrediente viene utilizzato anche per produrre e commercializzare i famosi biscotti, la pastina e il cacao al Plasmon.

L'epopea del marchio giunge fino ad oggi, attraversando anni difficili nei quali ben due conflitti mondiali si antepongono ad uno sviluppo inarrestabile.
Consociata italiana di H.J. Heinz Company dal 1963, opera nei settore alimentare producendo e commercializzando alimenti per l’infanzia, alimenti dietetici e dietoterapeutici e prodotti per la ristorazione.

La sua struttura produttiva consiste di due stabilimenti, coordinati a livello centrale dall’Headquarter di Milano.

Nello stabilimento di Ozzano Taro (Parma) vengono prodotti biscotti, latti liquidi, latti in polvere, paste, liofilizzati, oli, dolcificanti e tisane.
Lo stabilimento di Latina produce omogeneizzati, biscotti e succhi di frutta.

La gloriosa Industria Alimentare della Plasmon di Milano (oggi però con stabilimento a Latina) pensò bene di risolvere i problemi alimentari dei bambini italiani con gli omogeneizzati.

Nacquero i famosi plasmoniani, un aggettivo che negli anni '60 riempiva di orgoglio quei bambini che al ritorno dalle colonie estive e messi sulla bilancia, avevano aumentato il loro peso e la loro massa tra il piacevole stupore dei genitori.


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GDE Bertoni: medaglie e trofei mondiali

Scritto da Carlo Cazzaniga • Venerdì, 18 giugno 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fabbriche

Nota fino al 1995 come "Bertoni Milano", la GDE Bertoni è nota per essere una fucina di medaglie e trofei, annoverando tra i prodotti, le medaglie dell'ordine olimpico, le coppe calcistiche europee riconosciute dall'uefa, e della ancor più nota Fifa World Cup.

Proprio quest'ultima, fu la realizzazione che aprì le porte ad un nuovo mercato, cambiando i destini dell'azienda.

Il marchio, già noto per aver ideato la medaglia delle Olimpiadi di Roma nel "60, fu invitato insieme ad altri 52 concorrenti, a partecipare al bando indetto dalla Fifa per la creazione di una nuova Coppa, da aggiudicare alla nazionale vincente dei campionati del mondo di calcio.

La Fifa World Cup, è figlia della vecchia Coppa Rimet.
Quest'ultima, sarebbe stata definitivamente vinta, dalla nazionale che avrebbe vinto quattro edizioni del torneo.

Fu così che quando nel 1970, il Brasile di Pelè alzò la coppa al cielo per la quarta volta dall'esordio della manifestazione, lasciò sguarnito il piedistallo orfano del trofeo.

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Porselli: scarpine da ballo

Scritto da Carlo Cazzaniga • Venerdì, 4 giugno 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fabbriche

Il nome per antonomasia delle scarpine da ballo italiane e' quello della ditta fondata a Milano nel 1919 da Eugenio Porselli.

Cresciuta fino ad oggi sulla linea di una solida tradizione familiare la casa milanese ha saputo far apprezzare in tutto il mondo una qualita' frutto di esperienza e professionismo resi attenti ed affettuosi da un legame con la danza autenticamente vissuto, tanto da poter affermare che la storia delle scarpine Porselli e' la storia stessa del balletto.

Le materie prime sceltissime e la raffinata lavorazione, arricchita da un vivo rapporto diretto con il mondo della danza e con i suoi problemi, fanno delle celebri scarpine e degli altri prodotti Porselli l'ideale per la ballerina ed il danzatore di oggi e di domani, come lo sono stati per quelli del passato.

Se gia' negli anni trenta Porselli aveva sedi a Londra e a Parigi, oggi la sua produzione si e'affermata ovunque e lusinghiere lodi le giungono dagli Stati Uniti come dal Giappone.


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Isotta Fraschini

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 12 aprile 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fabbriche

Nel 1899 due italiani, Cesare Isotta e Vincenzo Fraschini, a Milano, crearono la fabbrica di auto di lusso più importante della storia moderna.
Principi, duchi, maharajà, zar.
I potenti di allora tutti in fila, per possedere un’auto personalizzata ed esclusiva.
Un’opera d’arte. Una diversa dall’altra.

Nel 1906, si inaugurò la sede del loro stabilimento, sempre a Milano, in via Monterosa 79.
Il 1908 una Isotta-Fraschini vinse la Targa Florio. Tra i piloti, si annoverano Alfieri Maserati ed Enzo Ferrari. Durante la Prima guerra mondiale presentarono la nuova Tipo 8, e dopo la Seconda guerra mondiale fu fatto un tentativo con la Monterosa, ma la società nel 1949 chiuse.
Tra i molti ambasciatori IF si ricorda Rodolfo Valentino.

La vita dell'uomo è tutta improntata sui "se"; se non avessi detto ... se non fossi andato ... se non avessi pensato ... ed anche la gloriosa Isotta Fraschini è figlia di una serie di "se".

Così, se Giuseppe Ricordi non fosse stato il secondogenito di Tino Ricordi, se la Casa Musicale Ricordi non avesse avuto la tradizione di affidare al primogenito la conduzione dell'azienda, se Giuseppe non avesse intrapreso l'attività di importatore di automobili (Rochet-Petit, Panhard & Levassor, De Dietrich, Benz), se Oreste Fraschini in quel pomeriggio uggioso ed immerso nella nebbia non fosse andato ad incontrare Giuseppe Ricordi per acquistare la sua Benz ... adesso non parleremmo di Isotta Fraschini!

Oreste Fraschini, trentenne milanese (era nato il 15 luglio 1867), con una gran passione per la meccanica, appartenente a famiglia agiata ma non ricca, quel pomeriggio si volle concedere il primo regalo da adulto e comprò la sua Benz.
Divenne presto amico di Paolo Meda, forse, affratellati dalla marca della vettura che avevano comprato presso Ricordi che oltre a fare limportatore aveva istituito un Club adiacente al garage ove gli appassionati si riunivano per discutere di autovetture.

Morto il padre quando lui era ancora in giovane età toccò a lui prendere in mano le sorti dell'azienda di famiglia (pelatura del riso) e, sopratutto, dare il buono esempio ai suoi due fratelli ed alle sorelline.
Abbandonata questa attività assieme al fratello Antonio ed all'amico Rusconi diedero vita ad una fabbrica di laminazione di metalli non ferrosi, la Rusconi & Fraschini, che consentì loro, fondata la Isotta Fraschini di sostenersi nei momenti ricorrenti di scarsa redditività.


Vincenzo Fraschini era il minore dei maschi. Appassionatissimo di motori iniziò una carriera sportiva che fu molto apprezzata. All' epoca incontrarsi per due gentlman al volante significava far scattare immediatamente una sfida che terminava inevitabilmente con uno scambio di gentilezze.
Fu così che conobbe l' avvocato Isotta, anch'egli grande sportman.


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Garelli

Scritto da Carlo Cazzaniga • Domenica, 7 marzo 2010 • Commenti 1 • Categoria: Fabbriche

Nel 1912 Adalberto Garelli brevetta un motore a due tempi a cilindro sdoppiato.
Questo motore, di 350cc equipaggerà il motociclo prototipo denominato "350" con cui nel 1914 l'ingegner Adalberto per testarne l'affidabilità del motore si arrampicherà sul Moncenisio.

Solo 5 anni più tardi presso Sesto San Giovanni avrà il battesimo ufficiale la Garelli Motociclette.
La prima motocicletta in produzione è la versione definitiva della precedente "350".
Essa inizialmente sarà disponibile in due sole versioni: la "Normale da Turismo" e la "Raid Nord-Sud".

La "Raid Nord-Sud" commemorava l'impresa compiuta nel 1919 dal pilota Ettore Girardi che coprì la distanza, stratosferica per l'epoca (considerando anche le condizioni delle strade italiane), di 840 km tra Milano e Napoli alla velocità media di 38 Km/h a bordo della 350.

Nel 1926 si ricorda l'ultima presenza della 350 in ambito sportivo.

L'ultima edizione da competizione sviluppa 20 CV a 4500 giri/min e raggiunge i 130 km/h.
In seguito l'attività della Garelli in campo motociclistico si ridurrà progressivamente e dal 1928 la produzione riguarderà principalmente apparati per uso militare a tal punto che nel 1936 la Garelli non sarà menzionata neppure nell'elenco delle fabbriche italiane di motociclette.

In seguito alla seconda guerra mondiale la grande necessità di mezzi di trasporto economici che affliggeva il paese spostò l'attenzione della stragrande maggioranza delle aziende precedentemente impegnate in ambito bellico alla produzione di piccoli motocicli.


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Gilera

Scritto da Carlo Cazzaniga • Domenica, 7 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fabbriche

Gilera è uno dei più antichi marchi italiani di moto, essendo stato fondato da Giuseppe Gilera nel 1909 che aprì prima una piccola officina in Corso XXII Marzo a Milano e successivamente una fabbrica nella cittadina di Arcore, in provincia di Monza e Brianza.
La prima moto a portare questo nome fu la VT 317.

Pochi sanno probabilmente che il marchio di moto più antico di Europa ancora in produzione è quello Gilera, che nel 12009 ha compiuto 100 anni, secondo al mondo solo alla Harley-Davidson.

Nella storia di Gilera sono racchiusi tutti gli elementi che si riscontrano nelle imprese di successo: grande passione, competenza tecnica ed innovazione, learning organization, benefici per i dipendenti, radicamento sul territorio, condivisione dei successi.
Ma anche in questa storia c’è un fattore critico, il passaggio generazionale.

La storia di questa impresa è fortemente legata a quella del suo fondatore, Giuseppe Gilera. Ancor oggi quanti hanno lavorato in Gilera e lo hanno conosciuto sentono per il Commendatore una stima infinita.

Gli riconoscono cuore, una grande generosità, una grande conoscenza tecnica e meccanica.
L’imprenditore che viveva in mezzo agli operai, che sapeva coinvolgerli e motivarli per raggiungere gli obiettivi prefissi ottenendo grandi risultati.
Un uomo moderno che da un’officina ha saputo creare una fabbrica, inventando moto innovative, grazie alla sua creatività tecnico-meccanica.
Giuseppe Gilera comincia il lavoro a 12 anni, finché, ormai giovane meccanico rifinito, a 22 decise di mettersi in proprio e di creare la sua prima motocicletta, la VT 317, una robusta bicicletta munita di motore e serbatoio, nella sua piccola officina di Milano, moto che via via fu perfezionata sempre più.

Poiché le commesse erano sempre più numerose decise, da buon imprenditore, di trasferirsi ad Arcore, “nel cuor della Brianza”, come recita un verso dell’Inno alla Gilera scritto più tardi – da sottolineare che si tratta dell’unica moto che abbia una canzone dedicata.
Uomo e imprenditore instancabile ed entusiasta, come ebbe a dire in una intervista radiofonica lui stesso, doveva essere il primo a scendere in fabbrica… per lui il lavoro era “un gran divertimento”.


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Innocenti

Scritto da Carlo Cazzaniga • Martedì, 23 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fabbriche
La Innocenti venne fondata da Ferdinando Innocenti.
Reduce dal successo del celebre brevetto del tubo Innocenti, riconvertì il suo successo ricapitalizzandolo in una nuova avventura.
Era un uomo dinamico, che fin da giovane iniziò a realizzare imprese.

Il suo più grande successo fu rappresentato dalla Lambretta, il famoso scooter rivale della Vespa.

Le prime auto che Innocenti produsse furono quelle concesse in licenza da case automobilistiche inglesi. In particolari, la Austin A40 venne prodotta in Italia con il nome di Innocenti A40.Era il 1960.

Sempre dalla Gran Bretagna, la Innocenti ebbe la grande intuizione di produrre in licenza la Mini.
La Mini italiana fu un successo enorme, che praticamente da sola tenne in piedi la produzione della Innocenti.
In quegli anni, il gusto "british", aveva il sopravvento su tutto: moda, musica, stile, coinvolgendo anche l'apprezzamento dell'industria automobilistica.

La prima vettura realizzata in autonomia dalla Innocenti fu, negli anni 60, la 950 Spider, modello di grande successo, che avrebbe poi ispirato la Fiat nella produzione della 850 Spider.

La British Leyland acquisì la Innocenti e realizzando, con il marchio Leyland Innocenti, una serie di auto per il mercato europeo, a partire dalla Mini Export.
La meccanica era la medesima della Mini inglese, ma completamente nuovi erano gli esterni, disegnati da Bertone.

De Tomaso rilevò la Innocenti nel 1976, per continuare a produrre la Mini Bertone, che ebbe un grande successo ed una caratterizzazione fortemente sportiva.
La Mini Tre resterà sul mercato fino agli anni novanta, anche se era una vettura che si discostava parecchio dai fasti delle prime Mini.
La Innocenti venne ceduta, assieme alla Maserati, dalla De Tomaso alla Fiat.
L'ultima Mini Bertone venne realizzata nel 1993.


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CR&S motorcycles Milano: per sognare una moto a misura

Scritto da Carlo Cazzaniga • Giovedì, 4 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fabbriche

Qualcuno ha ancora la capacità di sognare, e fedele alla sua personale inclinazione, persegue questa linea per far sognare anche altri.

CR&S Motorcycles è una piccola realtà tutta milanese.
Parla il linguaggio delle due ruote, ed oggi, dove pare diventi impossibile definirsi artigiani, ha trovato una sua precisa collocazione di mercato, con una filosofia ormai dimenticata.

I broker, le modelle e gli stilisti sono venuti dopo.
E pochi si ricordano che a Milano, prima della moda e dei consulenti, ci stavano gli industriali.
Gli operai che piegavano il ferro, i falegnami che trasformavano il legno.

A ricordarcelo, fino a metà marzo al Mad - Moto arte design di Milanofiori, sarà anche la CR&S Duu (in dialetto milanese “due”), l’ultima nata della scuderia di CR&S motorcycles, azienda di Settimo Milanese che ogni anno produce poche decine di motociclette realizzate su misura.
Perché su ogni modello la Duu porta scritto: «Fada sü a Milán cont il coeur e cont i man». Fatta a Milano con il cuore e con le mani.


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