Milano si racconta, alla vigilia dell'Esposizione Internazionale

Bar Jamaica, vino e briscola per la scapigliatura degli ultimi cent'anni

Scritto da Carlo Cazzaniga • Domenica, 10 aprile 2011 • Categoria: Locali


Il Bar Jamaica venne inaugurato nel giugno 1911, nel quartiere di Brera.
Il nome lo si deve al musicologo Giulio Confalonieri che, ispirandosi a un film inglese del '39, "Jamaica Inn" o meglio "La taverna della jamaica" per la regia di Alfred Hitchcock, pensava fosse un nome adatto a contrapporsi alle grigie giornate milanesi.

Dotato di telefono e macchina per il caffè espresso, il locale fu subito frequentato dai personaggi della Milano del tempo.

Tra loro il direttore del "Popolo d'Italia" Benito Mussolini, che ogni mattino beveva il cappuccino della signora Lina mentre correggeva gli articoli del suo giornale.


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Certo è che il luogo è quello, in via Brera 32, lo stesso che Luciano Bianciardi chiamava «Bar Antille» ne «La vita agra»,  festeggia il centenario con una mostra degli scatti che Ugo Mulas fece nel locale negli anni Cinquanta (visibili poi dal 18 aprile al 23 maggio).
Una prima esposizione, cui seguiranno quelle di altri fotografi che hanno amato quelle mura come Alfa Castaldi, Uliano Lucas, Carlo Orsi e Fabrizio Garghetti.

Scatti di ragazzi e di sorrisi, di gente a volte entrata in altre storie e a volte no, dopotutto il bar di quegli anni era un covo di sognatori.

Il Bar Jamaica divenne il "Caffè degli artisti", dove si andava per scambiare idee, per litigare e per distrarsi con gli amici o con le carte con l'aiuto di un bicchiere.
Al Bar Jamaica c'é ancora un bicchiere di vino o un panino per i molti intellettuali e personaggi della Milano più viva, che continuano a circolare attorno a questo polo.

E' possibile mangiare qualcosa a tutte le ore: un'insalata, un sandwich, un piatto di pasta, la vera cotoletta e il risotto al salto.
Inoltre al primo piano è aperto da poco il ristorante ‘Jamaica su' dove , solo la sera, si possono gustare i piatti della tradizione ammirando le foto storiche del locale, opera dei più grandi fotografi italiani degli ultimi 50 anni.

Allo stesso modo, vi si possono trovare giocatori di scopa dalla parlata milanese e nel tavolino a fianco normali turisti.

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