Milano si racconta, alla vigilia dell'Esposizione Internazionale

"Street Art" al Museo della scienza e della tecnologia

Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 12 luglio 2010 • Categoria: Mostre


24 ore per la realizzazione di un graffito record di 170 metri quadrati nel chiostro cinquecentesco.
Nel giorno in cui comincia il discusso processo contro il writer Bros, il Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci", in collaborazione con l'Associazione Stradedarts, lancia la mostra la mostra "La forma delle reti", insieme a una maratona di 24 ore per la realizzazione di un graffito record di 170 metri quadrati nel chiostro cinquecentesco del Museo.

L’esposizione, sempre nel chiostro, sarà visitabile dal 13 luglio al 29 agosto, ed è composta da una selezione di circa 40 opere realizzate su supporti di materiale diverso da artisti di strada quali Airone, Atomo, Gatto Nero, Flycat, KayOne, Mambo, Rendo, Senso, Sea Creative, Tawa, El Gato Chimney, Ericsone, Vire, Raptuz, Mr. Wany, Schiavon, Leo, Max Gattoquali. In occasione della maratona al museo sarà accessibile solo l’area della mostra.

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Le creazioni da street art, entrano dunque per la prima volta a pieno titolo all'interno di un museo. Il tema si ispira a quel concetto di rete, che tanto unisce sotto un comune denominatore, il principio contemporaneo della tecnologia

Si tratta di un elemento costitutivo della nostra quotidianità che tuttavia diventa sempre più invisibile: nascosto dall’uomo stesso o reso intangibile dall’evoluzione tecnologica.
Le reti sono ovunque ma non esiste un occhio per vederle. La stessa essenza della Street Art è formata da una “rete invisibile”, quella della comunità dei writers, che aprono il linguaggio dell’arte al confronto diretto con il mondo circostante per comunicare e farsi contaminare dal sentire di una moltitudine di razze e persone.
La capacità di questi artisti di “fare rete” per veicolare e diffondere i loro messaggi, prende forma attraverso questa mostra, che loro stessi scelgono di dedicare a uno dei pionieri della generazione Hip Hop e del Graffiti Writing mondiale, Rammellzee (1960 – 2010).

Il tema della mostra è a cura del Museo e nello specifico di un comitato interno formato da: Massimo Temporelli, curatore del Dipartimento Comunicazione, Marco Iezzi, curatore del Dipartimento Trasporti e Sara Calcagnini, responsabile dei Programmi Scienza e Società.
Nella fase di progettazione e ideazione delle opere, gli artisti hanno vissuto il Museo e incontrato il suo staff entrando in contatto con il concetto di rete nelle sezioni espositive e nei laboratori interattivi.

Via: milano.corriere.it

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