Anche il gelato diventa chic
Scritto da Carlo Cazzaniga • Sabato, 3 luglio 2010 • Categoria: Costume
Sembrano passati secoli, da quando Lucio Battisti nei "giardini di marzo" cantava di un omino che gridava "gelati!", ed un tempo ancora maggiore se pensiamo agli assortimenti che si riassumevano in cinque o sei gusti.
A Milano ci sono 200 gelaterie artigianali che, nell’insieme, vendono circa 10 mila kg. di gelato al giorno nel periodo estivo (da giugno a settembre), la metà in quello invernale, per un giro d’affari annuo di 27 milioni di euro.
Un bel business a base di «bio», «dal produttore al consumatore », «no additivi», «latte proveniente solo da fattorie selezionate», «senza glutine», tutti fattori che hanno decretato la scomparsa, tranne rare eccezioni, del glorioso «gusto Puffo », giusto per fare un esempio.
Ma gli ingredienti naturali non bastano e, infatti, l’ultima tendenza, quanto a gelaterie, riguarda la location: che deve assomigliare sempre più a una boutique con un suo stile preciso.
Ronchi, in viale Piave 8, è l’ultima nata tra le gelaterie milanesi. Qui, su insegne e vetrine la parola gelato è addirittura bandita e tutto rimanda a un loft di Tribeca, New York.
Quasi che definirla solamente gelateria, sminuirebbe l'attività. Anche se i gelati si ispirano alle stagioni , il neonato marchio vuole colpire anche con l’immagine: mattoni a vista, laboratorio separato solo da una vetrata, lampade industriali. Tutti i tavoli sono realizzati con doghe di vecchi pavimenti indiani che sono stati appositamente recuperati.
Grom, con cique punti di distribuzione in città, si ispira invece a vecchi bar sabaudi. Le cromie giallo e blu, rispettano i colori taurinensi.L’illuminazione è soffusa per richiamare gli antichi caffè piemontesi, eleganti e discreti. Ma non è solo una questione d’immagine, l’arredamento è funzionale al prodotto. Per esempio, i banconi sono in noce nazionale invece che nel classico marmo rosa della maggior parte delle gelaterie.
Cioccolati Italiani, in Via De Amicis al 25, propende per la filosofia "tutto a vista". Nata un anno e mezzo fa dall'idea di imprenditori napoletani, da mostra di sè partendo dalle due fontane di cioccolato che dominano la scena fino al laboratorio interno, dove si vede la produzione passo dopo passo dei mantecati.
Il cuore dell’attività, è un vero caveau di cioccolato. Imitando il fordiere delle banche più importanti, riesce a contenere circa una tonnellata di cioccolata. A 32 euro a chilogrammo, è da considerarsi un vero e proprio tesoro.
Chocolat, tra le prime a puntare sull'impatto scenografico, continua a non risentire dei segni del tempo. Nella sua sede di via Boccaccio 9, ha voluto ispirare i temi che ruotano intorno alla cinematografia. Il nome stesso, è omonimo della pellicola del 2000 che vedeva come protagonisti Juliette Binoche e Johnny Depp.Entrando, a destra, c’è un maestoso lampadario di cristallo, sulle pareti opere dell’ «art designer» Alex Turco e un piccolo soppalco che ricorda il privè di una discoteca con puf che sembrano cubi di cioccolato.
Infine, a Brera, c’è Amorino in via Fiori Chiari 9, altra boutique del gelato che fa parte di una catena internazionale.
Mattoni a vista, colori caldi, gelataie in eleganti completi total black, sopra il bancone il gelato del mese, l’ananas.
Il fiorire di tutte queste gelaterie, è da attribuire anche ad un cambiamento nelle abitudini dei consumi. Spesso, un buon gelato, sostituisce egregiamente un pasto, o una pausa pranzo, dando quella piacevole sensazione di consumare una golosità. Ma quali sono i gusti preferiti, nonostante una dilagante offerta di nuove varianti? Al primo posto cioccolato, al secondo nocciola, al terzo pistacchio. Almeno, quanto a creme, nulla di rivoluzionario.
Via: milano.corriere.it



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