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Via di Milano: nomi e cognomi, fatti e misfatti

Scritto da Carlo Cazzaniga • Mercoledì, 30 giugno 2010 • Categoria: La Città


Fu l'austriaco Giuseppe II a decretare che le vie avessero un nome.
Dai personaggi noti, ai mestieri, alle curiosità.

Ancora nella prima metà del XVIII secolo, le strade del capoluogo lombardo non hanno nome e le abitazioni non recano il numero civico.

I milanesi si devono orientare facendo riferimento alle Porte della città, a palazzi rinomati, alle colonne votive o alle chiese.

E' il giovane austriaco Giuseppe II, primogenito di Maria Teresa e Francesco I, a dare una svolta alla situazione, introducendo, con un decreto imperiale del 1786, l'obbligo di scrivere il nome della via sulla cantonata di ogni strada.

La stessa legge prevede che sia istituita la numerazione delle case, ma in modo piuttosto insolito, cioè a seconda dell'importanza dell'edificio.
Palazzo Reale viene così contrassegnato dal numero uno, immediatamente seguito dall'Arcivescovado.

Terminate le costruzioni principali, si procede in senso circolare per tutta la città: succede, così, che un'abitazione costruita in tempi recenti si trovi ad avere un numero civico anche molto distante dagli edifici che la circondano.

Dato l'insuccesso di questa complicata soluzione, si passa presto alla numerazione per via, che manda in pensione non pochi servitori di piazza, ovvero gli esperti conoscitori della città, che, a pagamento, accompagnavano alla meta desiderata i viandanti sperduti.

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Se alcune vie sono intitolate a personaggi noti, e quindi, comuni a molte città italiane, altre derivano il proprio nome da fatti strettamente legati alla storia di Milano.

Diverse vie sono intestate ad antiche famiglie appartenenti alla nobiltà milanese, come i Bigli, i Mapelli, i Morigi, gli Orombelli e ancora, gli Arcimboldi, i Meravigli, gli Osii.
La famiglia Piatti vanta invece una discendenza da Platone, che spinse Giovanni Antonio Piatti a collocare un busto del filosofo greco all'interno del suo palazzo.

LE VIE DEI MESTIERI : Se vi capita di passare dalle parti di via Armorari, immaginatevela cosparsa di tante piccole officine dove gli armaioli lavoravano gomito a gomito con i fabbricanti di spade di via Spadari, la cui Corporazione era detta anche Catenaglia per via della lavorazione del ferro che vi si faceva.
A pochi passi, in via Speronari, si producevano elmi e morioni, ma anche eleganti copricapo da uomo, abilmente confezionati dalle mani dei cappellai della vicina contrada dei Berettari.

UN ISTITUTO PER FANCIULLE E UN BORDELLO : Via Altaguardia deve il suo nome a una postazione di guardia sopraelevata per il controllo delle acque, che confluivano lì da diverse rogge.
Via della Commenda alle commende, ovvero le abitazioni dei Templari e dei Gerosolomitani, adiacenti ai ricoveri degli ammalati di cui si occupavano.
Via della Croce Rossa alla bandiera bianca con una croce rossa nel mezzo, che, donata ai milanesi da papa Gelasio I, doveva diventare il simbolo della città.
Via Dei fiori chiari e via Dei fiori oscuri rispettivamente a un istituto per fanciulle e a una casa chiusa.
Se qualcuno vi ha raccontato che i camini fecero la loro comparsa intorno al Duecento, sappiate che la prima casa ad esserne dotata si trovava di sicuro in via Caminadella.
E se non ricordate dove sorse la prima fabbrica di armi, sappiate che fu in via Lupetta, e aveva come simbolo la testa di una lupa.

LA VIA DEI BEVITORI : Conosciuta a Milano e dintorni è via Bagutta: nominandola non si può fare a meno di pensare alla famosa osteria. In dialetto baga indica l'otre da vino, ma anche la pancia di chi è dedito all'alcol; bagà significa bere di gusto, e non ha niente a che vedere con l'ubriacarsi.
Nei primi anni del Settecento, con il nome di questa via si indicava anche un tratto di via Monte Napoleone.
Tristemente nota è, invece, via Bagnera, così chiamata per la presenza di un bagno pubblico di epoca romana, ma balzata alla cronaca a causa degli omicidi commessi da Antonio Boggia.

CASE ROTTE E VALPETROSA : Piazza Cinque Giornate, con il suo monumento ai caduti durante i moti rivoluzionari del '48, testimonia l'importanza che svolse Milano nel corso del Risorgimento.
Nel 1310, i Visconti, in lotta contro i Torriani per ottenere il dominio sulla città, incolparono questi ultimi di aver scatenato una rivolta contro Arrigo VII, a pochi giorni dalla sua incoronazione a re d'Italia.

Le truppe del futuro re soffocarono la ribellione nel sangue, distruggendo l'intero quartiere dove risiedeva la fazione dei Torriani.
Da quell'episodio nasce il nome di via Case Rotte.
Sembra invece che nel 1162, nei pressi di via Campo Lodigiano, si accamparono le truppe lodigiane incaricate dal Barbarossa di distruggere la parte orientale della città, corrispondente all'attuale Porta Venezia; le macerie delle case vennero ammassate in quella che oggi è conosciuta come via Valpetrosa.

CARRI E STREGHE : Deriva dall'espressione latina ad forum (al foro) il nome del viale Affori, mentre viene dal longobardo la parola braida, che, insieme a brera, indica uno spazio erboso.
Curia ducis (da cui Cordusio) è il luogo dove, durante la dominazione longobarda, si amministrava la giustizia.
Vetra, da Platea Vetus o Castrum Vetus, vale a dire piazza o accampamento vecchio, dà il nome all'omonima piazza, purtroppo famosa per le esecuzioni e i roghi di eretici e streghe.
Logora in dialetto significa rovere, pianta probabilmente piuttosto diffusa dalle parti di via Rogoredo.
Carrobbio, o carruvium da quadrivium, designa l'incrocio di più strade, ma indica anche un luogo dove transitano i carri.

IL «PRETE COTTO» E LA RUE BELLE : La stravaganza a volte non conosce limiti: Leone Leoni, scultore di Carlo V e di Filippo II, intorno al 1565, affida ad Antonio Abondio il compito di realizzare otto personaggi con cui adornare la facciata della sua casa in via Aretina, che viene presto ribattezzata via degli Omenoni, che in dialetto milanese significa uomini grossi.

Un'altra via, un'altra storia: via Rugabella deve il suo nome a Luigi XII, che passando di lì in visita al maresciallo Gian Giacomo Trivulzio, la definì una rue belle (in dialetto, ruga probabilmente significava strada).
Via Festa del Perdono è così chiamata per l'istituzione di un Giubileo a favore del Duomo e dell'Ospedale Maggiore, che si celebra ancora oggi.
E' andata meno bene al prete condannato al rogo, che ha dato il nome a Piazza Precotto.

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