Milano si racconta, alla vigilia dell'Esposizione Internazionale

Quel malcostume chiamato sosta in doppia fila

Scritto da Carlo Cazzaniga • Venerdì, 21 maggio 2010 • Categoria: Viabilità



Un malcostume costante.  Risultato: tensioni, litigi, traffico a singhiozzo.

Abbiamo imparato a conviverci, trasformandoci a corrente alternata dal praticarla ad esserne vittime.
Quasi nulla sono serviti le varie forme di deterrenza: dai dissuasori alla sosta ai marciapiedi alti, dai restringimenti di carreggiata a vari ostacoli di arredo urbano.

E una scusa che è sempre la stessa: «Ci metto solo un minuto, ritiro una cosa e torno subito», da quando l'alibi delle doppie frecce ha perso qualunque valenza.
I cantieri non aiutano, il traffico prepotente nemmeno, e neppure i 3-4 euro ad ora, richieste da alcune autorimesse per poter sostare all'interno di esse.
Chi esegue carico e scarico merci, ha l'imbarazzo di non trovare in alcune vie nemmeno un area di sosta nel raggio di 200 metri.

Ed allora, non resta che fare i conti con quanto ne consegue, lasciando che le amministrazioni trasformino tutto ciò in un gettito procurato da sanzioni, fino al punto di investire su sistemi di rilevamento innovativi dal nome "Street control".
A questo, non aggiungiamo l'imbarazzo di coloro che procedendo su due ruote, si vedano aprire pericolosamente la portiera di chi ha sostato, rischiando di essere investiti da colui che sopraggiungendo, si trova a dover ulteriormente scansarsi finendo sulla corsia opposta. O peggio ancora, il disappunto di dover scansare auto disposte in doppia fila per mera ostentazione.


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È la Milano dell’ingorgo molecolare: quello che si crea nell’imbuto delle doppie file e, di solito, si scioglie in dieci minuti, nei casi peggiori mezz’ora.
Ma a considerarli tutti insieme, questi intasamenti a singhiozzo, si può avere un’idea dell’impatto sulla città.
Le vetture parcheggiate male sono tra le 60 e le 100 mila al giorno, stima l’Aci, e bloccano, ostacolano o intralciano 1.700 bus e tram all’anno.
Lo stop per i mezzi pubblici dell’Atm dura in media oltre un’ora a ogni intralcio. Senza contare l’inquinamento, la perdita di tempo, la lentezza della circolazione, lo stop ai mezzi commerciali.

Il tutto, secondo i calcoli di Trt, una società di consulenza sulla mobilità, provoca un danno quantificabile in 450 milioni di euro all’anno, una stima per difetto e che tiene conto solo della circonvallazione esterna, cioè quella in cui passa la 90/91.

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