Vigili urbani: affettuosamente ghisa
Scritto da Carlo Cazzaniga • Lunedì, 30 novembre 2009 • Categoria: CuriositàFu per via di quella strana tuba che usarono come copricapo, che gli si attribuì questo vezzeggiativo.
Negli anni, le divise sono cambiate,il loro atteggiamento anche, ma il nomignolo no.
Si associarono a questo anche altri appellativi, ma per una selezione silenziosa, il termine "ghisa" è giunto ai giorni nostri.
Perche' infatti si dice ghisa?
Almeno due le versioni. C'e' chi afferma derivi dal copricapo della prima divisa: un lungo cilindro grigio che ricordava i tubi di ghisa di certe stufe.
E chi, al contrario, assegna la paternita' dell' ispirazione all' elmetto adottato agli sgoccioli dell' Ottocento, tanto rigido da suggerire che fosse appunto di ghisa.
La questione e' apertissima, a voi la scelta. Incontestabile invece e' la data in cui il sindaco Beretta indisse il concorso sottoscrivendo in pratica la nascita del Corpo, il 21 giugno 1860.
Dopo il periodo austriaco, spirava aria di libertà, ma la città si era trovata a frontaggiare problemi di ordine pubblico.
Si trattava quindi di riorganizzare la gestione dell'ordine attraverso la costituzione di un "corpo" specifico.
Benche' i disagi fossero evidenti, Beretta fatico' a imporre il progetto presentato dall' assessore Visconti Venosta.
Ogni scusa era buona per dare voce alle polemiche sollevando obiezioni di carattere economico, oppure sostenendo che la creazione di un esercito municipale avrebbe generato ulteriore confusione.
A seguito di tediose assemblee comunali, bandi di concorso, e iter di selezione, il 4 ottobre ha il via il primo pattugliamento di un corpo di "agenti organizzati" con la consegna di vegliare sull'esatta esecuzione di disposizioni municipali.
Le comprensibili trepidazioni di Beretta vengono rapidamente risarcite, perche' in effetti i milanesi . quelli onesti, consolidano una tacita solidarieta' con i sorveglianti, ai quali elargiscono rispetto in cambio di una equa comprensione. Il rapporto si incrina sul finire del secolo.
Il sindaco Giuseppe Vigoni tradisce l' originaria, pacifica ispirazione del Corpo di vigilanza imponendogli una ferrea filosofia militaresca.
Persino l' uniforme va adeguata alla nuova impostazione.
Il vecchio cilindro cede il posto a un elmetto con un sottogola, la lunga giacca si accorcia, stretta in vita da un cinturone.
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L'aspetto torna ad essere decisamente meno bellicoso qualche anno dopo con l' avvento dell' amministrazione Mussi decisa a rinconquistare la fiducia dei milanesi ancora scossi dalle follie repressive di Bava Beccaris nel 1898.
Avanza il Novecento, si dilata la citta' , resta faticosamente al passo la polizia municipale.
In questa fase gioca un ruolo di rilievo l' ispettore Armani il cui compito fu di girare l' Europa per studiare nuove tecniche di addestramento relativa alla difesa personale.
L'inventiva dell'ispettore, lo portò a prende in considerazione l'atteggiamento di altre città europee.
Nelle palestre inglesi, gli agenti prendevano lezioni sull'arte del jiu jitsu, in Francia i flic utilizzavano metodi che facevano leva sull'uso del manganello.
Perfezionò quindi una personale tecnica di difesa personale che divenne dottrina e vanto dei "ghisa".
Non potevano però immaginare, che la crescita del fenomeno automobilistico, sarebbe stato il principale nemico da fronteggiare. E' proprio in quegli anni, che le automobili cominciarono a circolare, come primi segni di ripresa a seguito del primo conflitto mondiale.
Gli automobilisti, maldestri e inesperti ben piu' di oggi, incappavano in continui incidenti mettendo alla frusta i tutori dell' ordine, ai quali per fortuna davano una mano i primi semafori cresciuti in citta' dal 1925.
Ma un' altra insidia minava la serenita' dei nostri.
Sulla storia d' Italia s' allungava l' ombra greve del ciclo mussoliniano.
Nel 1927 il corpo diventava mestamente Legione del Littorio e ai suoi ghisa legionari non restava che munirsi di regolare tessera fascista.
Il Duce comunque non interferi' sull' attivita' delle guardie comunali limitandosi ad elevarne la statura minima da 170 a 175 centimetri, con l' idea che dovessero apparire piu' prestanti.
E in effetti la seconda guerra mondiale le costrinse a un superlavoro, culminato con atti di autentico eroismo durante le incursioni aree del ' 43.

Nel dopoguerra i vigili milanesi si tuffarono di nuovo nel pieno dell'impari battaglia contro il crescente esercito delle automobili.
Per quanto li assorba, la viabilita' non e' l' unico compito preso in carico oggi dai vigili, impegnati in servizi sociali e mansioni legati alla civile conduzione della nostra citta' .
Resta loro forse un rammarico: l' aver smarrito fatalmente la vecchia amicizia dei milanesi tra grappoli d' auto in sosta vietata con i fumi densi di uno scappamento.
Via: corriere.it archivio storico



2 Commenti
Tra l'altro voi avete messo una foto che ritrae un vigile (è una miniatura?) proprio mentre guida il traffico sul cilindro di ghisa.
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