Milano si racconta, alla vigilia dell'Esposizione Internazionale

Il clero ti uccide con l'onda: C.T.

Scritto da Carlo Cazzaniga • Sabato, 21 novembre 2009 • Categoria: Curiosità




Agli inizi degli anni ottanta, il C.T., un ex-marmista di Laveno, si aggirava per lo più nei dintorni del Parco Sempione, tra l’Arena (dove originariamente alloggiava, sotto l’arco di una porta) e il Castello Sforzesco.

Girava con il suo carretto a tre ruote pieno di scritte sull’ “onda assassina”. Viveva insieme ai suoi tre cani: La Bella, L’Amore e L’Umanità, rigorosamente con l’articolo, come vuole la lingua di Milano.


E’ morto, nell’appartamento di via Pinamonte da Vimercate che il Comune gli aveva messo a disposizione, nella notte tra il 4 e il 5 novembre 1983, ufficialmente per arresto cardiaco.

Ma noi sappiamo che è stata l’onda a portarselo via.

In tanti lo conoscevano per questa frase, una frase che ripeteva all'infinito o con varianti che ruotavano intorno ad essa, con le diverse tecnoche a sua disposizione: dizione libera, microfono con autoparlante, megafono, pennello e vernice bianca sulla strada.

E' la strana scritta in vernice bianca che ricorreva insistentemente per le strade del centro storico milanese fino a qualche anno fa.
Una frase ripetuta con una precisione quasi maniacale, con la dedizione e la costanza di un bambino che ha appena imparato a fare una cosa e non riesce a smettere di farla per mostrare a tutti quanto è bravo.


Pochi caratteri in stampatello, lasciati sui muri dei palazzi o sull'asfalto con tratto pulito e sicuro, seguiti da una sigla di due lettere soltanto: C.T.
Quell'omino di Parco Sempione ce l'aveva anche con USA e URSS; ricordo l'inizio della sua litania:

"Ti uccidono con l'onda! con l'onda ti uccidono! I russi, gli americani, il Vaticano!"
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Girava in un carretto a pedali con i suoi cani e aveva un'aria mite, ma tutt'altro che remissiva.
Un giorno si piazzò sotto Palazzo Marino (il municipio milanese) con cani e carretto e urlò per giorni a squarciagola "non ho una casa, non ho una casa", finché il Comune non gliene trovò una.

La sua fama ha avuto un'estensione insolita e poco nota: qualcuno ha costellato i muri e il muro di Berlino di sue frasi ottimamente tradotte in tedesco.

Sono graffiti celebratissimi dai berlinesi.
Riuscì persino nella sua opera, a circondare tutto il perimetro del castello sforzesco di scritte che riproponevano i suoi aforismi. La lunghezza del suo graffito, non fu mai calcolata, ma se conoscete la lunghezza di un solo lato della fortezza, potrete capire quanta pazienza e dedizione gli sarà costata.
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1 Commenti

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  1. Personalmente ho avuto modo di vedere CT in azione.
    Faceva le sue scritte, tutte rigorosamente con la vernice bianca, sull'asfalto.
    Alcune erano quasi dei trattati (sempre anti-Vaticano), e lui era veramente convinto di quello che scriveva.
    Su alcune cose non gli do (tardivo) torto: non a caso le onde di radio vaticano sono impunite.
    Ovvero il Vaticano non paga mai per i danni che ha fatto.
    Caso mai chiede sempre (ah,..la famosa eternità del messaggio della Chiesa) soldi, soldi, soldi.
    Ma i poveri della chiesa devono essere ricchissimi.
    Bando alle ciarle: mi fa piacere che qualcheduno ricordi ancora questo artista da strada ante litteram.
    Oggi non avrebbe futuro, con lo sceriffo cattivo De Corato.
    Del resto il vice-sindaco (quasi eterno) di Milano ha multato anche me per le mie installazioni.
    Poverino, se aspetta i miei soldi, fa a tempo a morire.
    Grazie.
    ALEX SCHIAVI
    Milano, 7 giugno 2010

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