Chi è il freelancer?

Chi è, cosa combina e come sopravvive… 

Se per alcuni questo è il nome gentile per definire un giornalista moderno ma disoccupato, per i più intelligenti è invece sinonimo di una persona che sceglie di essere libero ed autonomo nella gestione e nello

svolgimento della professione giornalistica e che riesce a fare tutto ciò anche con buoni profitti.  Una tendenza per altro sempre più diffusa e preferita (persino dagli editori) anche in Italia. La scelta, dettata da mille ragioni e tutte valide se si ha sufficiente coscienza, permette di essere indipendente da un lato ma comporta un maggior sforzo organizzativo e d’intrapprendenza dall’altro.

Occorre infatti curare le fonti: ogni sorta di contatto, anche di natura apparentemente diversa, può esser utile per cogliere il maggior numero di spunti e per trattare un argomento in quel momento o in futuro.Così occorre raccogliere dati, materiale fotografico, filmati e interviste per confezionare un articolo, una notizia o addirittura un servizio. La testata che di volta in volta contattiamo, a secondo di quello che può essere l’argomento o la rubrica trattata, dà l’avvio al contatto con le redazioni che può

Diventare costante e soddisfacente.

Una rete di collaborazioni diverse con testate diverse ma ugualmente interessanti può contribuire a rendere unico e piacevole questo mestiere. Spinge sicuramente a mettersi in gioco da subito, a confrontarsi direttamente con le persone, fuori e dentro le redazioni. Una scelta che in ogni fase conserva un gusto unico, un ruolo che ha un senso differente rispetto a quello classico del redattore interno.

Essere freelance vuol dire anche essere manager di se stessi. Specie oggi.

Occorre dunque saper gestire anche una serie di adempimenti che non sono di poco conto. Anche se infatti esiste un tariffario specifico per un freelance che egli deve difendere, è bene saper dare valore aggiunto alproprio lavoro. Nel concordare proposte alle testate, nel reperire materiale o fornire strumentazioni adeguate e aggiornate, bisogna mantenere una capacità (anche diplomatica) per far ‘rendere’ tutto questo presso gli editori.

E l’impresa non è facile certo.

Ma può essere motivo di ulteriore soddisfazione riuscirci, se questo lavoro piace davvero. 

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