
Oggi la
Via Gluck, meta di fans incalliti,
è tanto anonima che quasi non si vede.
E' una viuzza grigia soffocata da mostri di cemento, nati come funghi negli anni '60.Nota a molti per le note di una celebre canzone, si presenta sotto una veste irriconoscibile, rispetto ai versi citati nel motivo.Adiacente alla ferrovia, conserva i muri di cinta dei terrapieni, praticamente intatti, ma è solamente un'effimero aspetto.
Al posto della casa al numero 14 dove abitava la famiglia Celentano, c'è un negozio, e dove c'era la palazzina del Dazio, c'è un marciapiede stracolmo di auto.
Il passato si è dissolto sotto il cemento armato.
Ai tempi di Adriano Celentano,
via Gluck, come del resto tante altre vie della città, era un agglomerato di case, di officine artigianali, qualche magazzino e tanto verde.
Una sequenza di prati, montagnette e viottoli che si dilungavano fino al naviglio della Martesana.
Nei primi anni '50 tuttavia la famiglia decide di trasferirsi in tutt'altra zona (via Cesare Correnti, quasi dalla parte opposta della città), e per Adriano fu un piccolo trauma.
Non fatica a fare amicizia con i nuovi vicini, ma continua a frequentare la vecchia compagnia.
Tra i nuovi amici peraltro va menzionato un chitarrista,
Giorgio Gaberscik, che un giorno si ritroverà a scrivere una sorta di replica affettuosa ma polemica al compagno di rock'n'roll: 'La risposta al ragazzo della via Gluck'.
>>Continua a leggere "Via Gluck:....... la dove c'era l'erba...."